Fra poco più di un mese, il 23 maggio, riapre al pubblico quella che per molti è la Certosa di Parma.


Il fascino ancora oggi suscitato dal celebre romanzo di Stendhal induce molti all’errore: si tratta, in realtà, di un’Abbazia Cistercense, quella di ValseParadigna6rena o di San Martino de’ Bocci. Questi due toponimi sono sintomatici della storia di queste terre, che prima dell’intervento dei cistercensi si presentavano paludose e coperte di sterpaglie e pruni, i “bocci”, appunto.
In un primo momento i cistercensi continuarono a servirsi della chiesa di San Martino, ed edificarono soltanto il monastero. La costruzione iniziò il 15 maggio 1298, ad opera di due monaci provenienti da Chiaravalle della Colomba, Zenone dal Ulmeta ed il converso Uberto.
Nel XIV sec. si mise mano alla chiesa, e l’altare principale venne consacrato nel 1385. L’edificio originario era certamente molto diverso da quello attuale, che è frutto di numerose modifiche avvenute fra il Cinque ed il Settecento. La scenografica facciata, per esempio, è di gusto chiaramente bibienesco, e risale al diciottesimo secolo, mentre gli affreschi recuperati grazie ai recenti restauri sono in parte cinquecenteschi.
Le sorti dell’Abbazia di Valserena infatti, dall’invasione napoleonica in poi, sono state molto travagliate. Fra il 1805 ed il 1810 vari decreti portarono alla soppressione. Il complesso fu poi venduto a privati, ed adibito a fabbrica di conserve prima, e ad azienda agricola poi. A causa di questi usi impropri, diverse parti dei fabbricati più esterni furono danneggiate o demolite.
Fra il 1964 ed il 67 la chiesa entrò a far parte del Demanio dello Stato, e recentemente è stata restaurata ad opera dell’Università di Parma, che ne ha fatto la sede dello CSAC, il Centro Studi e Archivio della Comunicazione. Lo CSAC è stato fortemente voluto dal Professor Arturo Carlo Quintavalle, con il preciso scopo di creare una raccolta pubblica di arte contemporanea, sul modello di quelle statunitensi, che rendesse possibili attività di didattica e di ricerca.
Il Centro aprirà al pubblico il prossimo 23 maggio, e sarà un’occasione per i più di godere di alcune delle opere di arte contemporanea che fanno parte delle collezioni dell’Università di Parma. Il Centro però è proprietario di oltre 12 milioni di opere, fra fotografie, progetti architettonici, sculture, dipinti ed altro, che saranno in parte visibili dal pubblico, attraverso un sistema di schedari appositi, e tutte saranno consultabili dagli studiosi previo appuntamento.
Per chi intende sviluppare un itinerario che comprenda altri luoghi di interesse, nella nostra zona le opportunità sono molteplici.
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