Foto Alberto Rossi

Foto Alberto Rossi

Oggi vi invito a Gualtieri, un piccolo centro di probabile fondazione longobarda, che si distende lungo l’argine maestro del Po, nella provincia di Reggio Emilia.

Quando sono venuta qui per la prima volta sono rimasta meravigliata dalla grandiosità della piazza di questo piccolo paese di provincia, dove i passi dei pochi visitatori si perdono in un’atmosfera sognante ed ovattata.

Gualtieri fu libero Comune, poi, in epoche diverse, appartenne ai Vescovi di Parma, agli Sforza ed agli Este. Proprio sotto i signori di Ferrara Gualtieri divenne marchesato della famiglia Bentivoglio, che nel 1635 fu obbligata a restituirla agli Este in cambio di Scandiano. Ai Bentivoglio Gualtieri deve la sua magnifica piazza, simbolo di della munificenza e della grandeur di Cornelio Bentivoglio, personaggio veramente interessante, e controverso, che la volle quale “teatro” ove magnificare la potenza propria e della propria famiglia.

Piazza Bentivoglio ha una forma singolarissima, quasi ellittica, ed è quasi certamente frutto della collaborazione di più architetti; su tutti spicca il nome di Giovanbattista Aleotti, architetto ed ingegnere idraulico ferrarese affermatissimo fra la fine del Cinque e l’inizio del Seicento. Attorno alla piazza ammiriamo il Palazzo Marchionale, la Torre Civica, la Chiesa di Santa Maria della Neve e la Casa della Comunità.

All’interno del Palazzo Bentivoglio rimangono alcuni ambienti di sicuro interesse, come la Cappella Gentilizia, la Sala di Icaro, il teatro e soprattutto lo spettacolare Salone dei Giganti, affrescato nella prima metà del Seicento con scene tratte dalla Gerusalemme Liberata. Le sale ospitano, a volte, esposizioni temporanee e mostre d’arte.

Oltre al palazzo, però vi sono la Collegiata di Santa Maria della Neve, la Via Vittorio Emanuele, fiancheggiata da molti edifici di sicuro interesse, e la Piazza Felice Cavallotti, sulla quale affaccia la Chiesa di Sant’Andrea.

A Gualtieri però è indissolubilmente legato il nome di Antonio Ligabue, “al màt” cioè il matto, come lo chiamava la gente del posto. Il pittore nato in Svizzera aveva certamente un atteggiamento bizzarro, agli occhi dei semplici abitanti della zona, e usava ripagare chi lo trattava con cortesia, o gli osti che gli regalavano un piatto di minestra, con un quadro o un disegno. Vi erano anche alcune famiglie che gli davano asilo ed in uno dei fienili dove Ligabue dormiva è stato allestito un piccolo museo a lui dedicato. Scoprirete quanta umanità e quanta poesia circondano la figura di questo originalissimo personaggio. Venite a cercarlo!

 

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