Oggi voglio raccontarvi la storia di uno dei fantasmi più amati del parmense: la Fata Bema.

montech-rivellino1 (766 x 1362)La storia di questa bellissima giovane di nobili natali è legata ad uno dei castelli più interessanti del parmense, quello di Montechiarugolo.

Di origini probabilmente cremonesi, la famiglia decadde, e lei, giovane e bellissima divinatrice conosciuta ed accettata anche dai potenti, comincia a guadagnarsi da vivere leggendo i tarocchi e preparando medicamenti. Girava per le fiere del Nord Italia, sempre accompagnata da Max, l’unico servitore che le era rimasto fedele, un ex lottatore, quasi un gigante, che si esibiva come acrobata, e da un piccolo essere, che non si capiva se fosse donna o bambina e vestiva con un abito bizzarro, pieno di colori e di sonagli. Era questa piccola figura, probabilmente, la vera medium, le cui visioni Bema traduceva in parole.

I tre arrivarono a Montechiarugolo in occasione della fiera di Santa Lucia, il 13 dicembre 1593. Per l’occasione il Conte Pomponio Torelli, colto signore del luogo, aveva organizzato grandi festeggiamenti e invitato al castello anche il Duca di Parma, Ranuccio Farnese, che amava molto cacciare nei boschi della zona. Ranuccio era molto superstizioso, ed aveva bandito dai suoi domini maghi, fattucchiere, negromanti e simili, pena l’imprigionamento.

Bema e i suoi allestirono il loro piccolo palco, sul quale sistemarono la loro tenda, bianca all’esterno e nera con disegni rossi all’interno. Sotto la tenda un tavolo, coperto da un panno nero decorato con segni ed emblemi cabalistici in panno giallo e nero. Sul tavolo sono disposti con un ordinato disordine figure di legno simili a teschi, sfere, triangoli e una vecchia upupa legata ad una catenella trattenuta da un teschio.

Davanti alla tenda Bema, vestita di un abito bianco strettissimo, con lunghe trecce nere che le scendono sul petto e con in testa un mantello viola, lungo fino ai piedi. Nella mano destra tiene una bacchetta nera, che, grazie ad una molla a scatto, può assumere le sembianze di un flessuoso serpentello.

Nel piccolo borgo è grande festa, balli e musica allietano la serata, e la notizia dell’arrivo della bella Bema si sparge subito e, incuriositi dalla cosa, anche alcuni nobili si recano presso il piccolo palco; fra di loro ci sono il superstizioso Ranuccio, la bellissima Barbara Sanseverino, e il giovane Pio Torelli, di soli otto anni, figlio di Pomponio. Pio vuole conoscere il suo futuro, ma la Bema non parla fino a quando non è derisa delle nobildonne presenti. La profezia è terribile: “Vedo un lago di sangue su cui galleggiano nobili teste, e vedo anche il capo di questo bambino così come la testa di queste nobili dame”.

Molti pensano ad uno scherzo, ma non il fosco Ranuccio, che terrorizzato, fa imprigionare Bema nel Palazzo della Pilotta. Pomponio Torelli, però, colto e giusto, non poteva tollerare un simile sopruso, e grazie a uno stratagemma riuscì a far liberare la Bema dal forzuto Max, e a farla riportare a Montechiarugolo.

Bema vive tranquilla a Montechiarugolo, dove il giovane Pio, ormai ragazzo si innamora di lei. La donna però non accetta la corte dell’affascinante Conte, e continua a svolgere le sue mansioni di dama di compagnia delle Contessine. Pio quindi si trasferisce a Parma, alla corte di Ranuccio Farnese, e si sposa con la nobile Ginevra Bentivoglio. La coppia fa ritorno a Montechiaruguolo, dove Pio scopre che i suoi sentimenti per Bema non sono cambiati; ricominciano quindi le profferte d’amore, ma Bema è irremovibile. Ginevra però, insospettita e gelosa, le fa una scenata tremenda, che scuote irrimediabilmente Bema. La giovane se ne va dal castello, pare fuori di senno, e comincia a dormire in un vecchio cimitero e in un oratorio abbandonato sotto il ponte dell’Enza. E’ qui che infine la ritrova il fido Max, che la riporta al castello a braccia.

Ginevra, compreso il proprio errore, chiede perdono a Bema, e le domanda di restare. Bema rimane, pura e laboriosa come prima, ma sa che la sua vita terrena è ormai prossima alla fine e che il suo spirito sarà per sempre legato a Montechiarugolo.

In quei giorni le mire di Ranuccio Farnese su Colorno si fanno sempre più chiare. Intende servirsi di alcune beghe famigliari e lasciti per appropriarsi del feudo dei Sanvitale. La conseguente causa di diritto feudale interessò i giuristi più importanti dell’epoca.

Per risolvere la questione pare che vari nobili dell’epoca abbiano congiurato ai danni di Ranuccio, che avrebbe dovuto essere ucciso nell’Abbazia di Fontevivo, durante il battesimo del nipote Alessandro. Vera o falsa che sia, la congiura fu scoperta accidentalmente dall’odiato duca, e otto nobili locali, fra i quali Pio Torelli, furono catturati e processati con l’accusa di congiura. Sottoposti a un durissimo processo inquisitorio e a ignobili torture, furono tutti trovati colpevoli e condannati a morte. La sentenza è del 4 maggio 1612, e la condanna fu eseguita il 19 maggio, furono tutti decapitati sulla Piazza Grande di Parma. Questa vicenda è passata alla storia come la “Congiura dei Feudatari”.

Il castello di Montechiarugolo viene così incluso nei beni della Camera Ducale, ma Bema ha il permesso di trascorrervi il resto dei suoi giorni, fino a quando non scompare misteriosamente. Riappare, però di tanto in tanto: il 19 maggio, quando esce da una delle porte del castello per andare incontro all’amato Pio; fa anche visita alle giovani spose, prima delle nozze, per dar loro utili consigli, e distribuisce baci appassionati ai visitatori del castello, ma solo se toccati dal vero amore! 

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