Immagine tratta dal sito ufficiale del Castello di Rossena

Immagine tratta dal sito del Comune di Canossa

Matilde di Canossa è una delle donne più potenti ed affascinanti della storia. Governò un territorio che andava dal Lago di Garda all’alto Lazio ed alla sua morte, lasciando le sue terre al Papa, generò conflitti di interessi che durarono per vari secoli.

Nacque probabilmente nel 1046 a Mantova, figlia di Bonifacio di Canossa e Beatrice di Lorena. Dopo l’assassinio del padre, Matilde e la madre furono rapite dall’Imperatore Enrico III di Sassonia, e deportate presso la corte di Spira, furono liberate solo nel 1056.

Il legame fra Matilde e la madre fu sempre fortissimo. Beatrice aveva sposato in seconde nozze Goffredo di Lotaringia. Nel 1067 Goffredo, gravemente ammalato, decise di rientrare in Lotaringia, e poco prima della sua morte furono celebrate le nozze fra Matilde ed il figlio, Goffredo il Gobbo. Matilde sposò così il suo fratellastro, dal quale ebbe una figlia, che però morì in tenerissima età. Percependo un clima ostile alla corte di Verdun, Matilde tornò in Italia presso la madre, ed in seguito fu raggiunta da Goffredo, che desiderava recuperare il controllo delle sue terre, oltre che il legame con la moglie. Per alcuni anni i tre agirono sia insieme che separatamente, ma rapporti fra Matilde e Goffredo, rimasero freddi.

Matilde fu combattuta per tutta la sua vita fra la fedeltà all’Impero, alla quale era obbligata dai vincoli di vassallaggio, e quella al Papato, al quale si sentiva più vicina spiritualmente. Contrastò a lungo le pretese di egemonia di Enrico IV, a favore del Papa Gregorio VII. Nel 1076 Enrico fu scomunicato, e per recuperare il dominio sui suoi territori e l’obbedienza dei suoi feudatari fu costretto a fare atto di pubblico pentimento rimanendo per tre giorni in sandali e saio davanti al castello di Canossa. Era il mese di gennaio del 1077, e negli anni successivi le lotte fra papato e impero, con scomuniche, destituzioni e reintegrazioni continuarono senza sosta.

Nel corso degli anni il potere di Matilde fu molto ridimensionato, città come Lucca e Pisa si ribellarono alla Grancontessa, che però recuperò almeno in parte la fiducia dell’Impero. Matilde continuò a sostenere con fondi e donazioni chiese ed abbazie sia in Italia che in Francia, e ad influire sulle elezioni di Papi e Vescovi. A Modena presenziò, con Papa Pasquale II, alla traslazione delle spoglie di San Geminiano. In età già matura tentò un secondo matrimonio, forse con il fine di avere una discendenza, con Guelfo di Baviera, giovanissimo ed impotente, che fu subito cacciato.

Enrico IV morì prigioniero del figlio, Enrico V, che lo aveva deposto, e che scese in Italia per riprendere il controllo su Roma, dove fece prigioniero Papa Pasquale II e i suoi più fedeli sostenitori. Rientrando in Germania Enrico si fermò a Bianello per reinfeudare Matilde e restituirle i poteri pubblici che le erano stati sottratti con il bando di Lucca. Matilde si interessò della liberazione dei prelati, ma non del Papa, che fu liberato solo dopo aver ceduto a Enrico il privilegio delle investiture, ed aver garantito che non lo avrebbe mai scomunicato.

Parte dell’accordo di Bianello prevedeva forse anche la sospensione degli aiuti imperiali a Mantova, perché Matilde riuscì a riconquistarla senza problemi nel 1114. Pochi mesi dopo, anziana e malata, si ritirò a Bondeno di Roncore, dove morì il 24 luglio 1115. Fu sepolta, come voleva, nell’Abbazia di San Benedetto Polirone, alla quale Enrico V aveva concesso ampi privilegi. Il suo corpo fu traslato in S. Pietro nel 1632, nella tomba decorata dal monumento del Bernini.

I luoghi legati alla memoria di Matilde sono numerosi, soprattutto sull’Appennino Reggiano, i castelli di Bianello, Rossena e Canossa sono solo alcuni degli edifici da visitare.

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